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Archivio  >  Edizione 2016  >  Programma  >  Venerdì 19 agosto 2016  >  LA REPUBBLICA HA 70 ANNI, INCONTRO CON IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA SERGIO MATTARELLA
Tu sei un bene per meVenerdì 19 agosto 2016 - Giovedì 25 agosto 2016

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Incontri Auditorium Intesa Sanpaolo B3
Introducono Emilia Guarnieri, Presidente Fondazione Meeting per l’amicizia fra i popoli e Giorgio Vittadini, Presidente Fondazione per la Sussidiarietà.

Trascrizione dell'evento
Meeting Rimini

EMILIA GUARNIERI:
Egregio Signor Presidente, autorità, amici, apriamo la 37°ma edizione del Meeting. Ringraziamo il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per l’onore grandissimo che ci fa con la Sua visita, avendo accettato di inaugurare il Meeting di quest’anno con questo incontro dal titolo “La Repubblica ha 70 anni”. Papa Francesco ha voluto accompagnare questo nostro inizio con un Suo messaggio di cui ora, Signor Presidente, vorrei dare lettura. Il messaggio ci è arrivato attraverso il vescovo di Rimini, mons. Francesco Lambiasi.

“Eccellenza Reverendissima,
in occasione del XXXVII Meeting per l’amicizia fra i popoli, sono lieto di far pervenire a Lei, agli organizzatori, ai volontari e a quanti vi prenderanno parte il beneaugurante saluto del Santo Padre Francesco, unitamente al mio personale auspicio di ogni bene per questo significativo evento.
Il titolo dell’incontro - «Tu sei un bene per me» - è coraggioso. Infatti, ci vuole coraggio per affermare ciò, mentre tanti aspetti della realtà che ci circonda sembrano condurre in senso opposto. Troppe volte si cede alla tentazione di chiudersi nell’orizzonte ristretto dei propri interessi, così che gli altri diventano qualcosa di superfluo, o peggio ancora un fastidio, un ostacolo. Ma questo non è conforme alla nostra natura: fin da bambini noi scopriamo la bellezza del legame fra gli esseri umani, impariamo ad incontrare l’altro, riconoscendolo e rispettandolo come interlocutore e come fratello, perché figlio del comune Padre che è nei cieli. Invece l’individualismo allontana dalle persone, ne coglie soprattutto i limiti e i difetti, indebolendo il desiderio e la capacità di una convivenza in cui ciascuno possa essere libero e felice in compagnia degli altri con la ricchezza delle loro diversità.
Questo è l’auspicio del Santo Padre, il quale incoraggia i partecipanti al Meeting a porre ogni attenzione alla personale testimonianza creativa, nella consapevolezza che ciò che attrae, ciò che conquista e scioglie dalle catene non è la forza degli strumenti, ma la mitezza tenace dell’amore misericordioso del Padre, che ognuno può attingere dalla sorgente di grazia che Dio offre nei Sacramenti, specialmente l’Eucaristia e la Penitenza, per poi donarlo ai fratelli. Egli esorta a continuare nell’impegno di prossimità agli altri, facendo a gara nel servirli con gioia, secondo l’insegnamento di don Giussani: «Lo sguardo cristiano vibra di un impeto che lo rende capace di esaltare tutto il bene che c’è in tutto ciò che si incontra, in quanto glielo fa riconoscere partecipe di quel disegno la cui attuazione sarà compiuta nell’eternità e che in Cristo ci è stato rivelato» (L. Giussani, S. Alberto, J. Prades, Generare tracce nella storia del mondo, Rizzoli, Milano 1998, p. 157).
Con questi sentimenti, Sua Santità invoca su Vostra Eccellenza, sugli organizzatori, i partecipanti e i numerosi volontari del Meeting per l’amicizia fra i popoli la luce dello Spirito Santo per una feconda esperienza di fede e di comunione fraterna e, mentre chiede di pregare per Lui, volentieri invia la Benedizione Apostolica.
Nel chiedere a Vostra Eccellenza di assicurare anche il mio personale augurio, profitto della circostanza per confermarmi con sensi di distinto ossequio dell’Eccellenza Vostra Rev.ma
dev.mo Piero Card. Parolin Segretario di Stato”.

Il titolo di quest’anno, Tu sei un bene per me, rappresenta emblematicamente il contenuto ideale da cui nasce una iniziativa come il Meeting per l’amicizia tra i popoli. Un contenuto che nell’esperienza di questi anni abbiamo potuto verificare. Abbiamo visto che l’altro è veramente un bene, che l’incontro e il dialogo tra uomini e popoli, diversi per cultura, religione, razza, possono realmente accadere e generare quella “amicizia sociale” fatta di perdono e di gratuità, di cui recentemente ha parlato Papa Francesco. Una amicizia che può cambiare i rapporti tra gli uomini, che può cominciare a cambiare la storia, come tanti esempi anche in questo Meeting mostreranno.
Ma all’origine di tali impreviste amicizie, di tante storie e percorsi di uomini che si sono incontrati, attraversando le differenze, i conflitti, la violenza, sta l’esperienza di una certezza, che è la stessa certezza da cui nasce il Meeting, che il valore di ogni persona consiste nel suo esserci, nell’esserci del suo infinito desiderio, nell’esserci del suo cuore. E ci pare di poter affermare che questo valore può essere fondante non solo nei rapporti interpersonali. Diceva don Giussani, agli inizi degli anni ’60, parlando di democrazia: “Bisogna che il criterio della convivenza umana sia l’affermazione dell’uomo in quanto è”.
Questo significa che con l’altro si possono costruire pezzi di strada, significa che nella diversità delle persone che incontriamo può esserci il suggerimento per affrontare sfide alle quali ancora non avevamo risposta. Questo ci pare sia il valore della diversità dell’altro. Tali diversità devono poter esistere. È per questo che desideriamo intensamente che la nostra società, il nostro Paese e la nostra Europa, siano il luogo dove, nella libertà, il rapporto e il dialogo costruiscano spazi di confronto e percorsi condivisi.
Lei, egregio Presidente, facendo memoria del Referendum del ’46, ha celebrato il 2 giugno come la “festa della libertà di scelta”. Le siamo grati anche per questo, perché ci ha richiamato il valore della libertà di ogni uomo e di ogni donna, come un bene irrinunciabile, per il quale continuare ad impegnarsi e a spendere la vita.
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Oggi l'unità, la coesione del nostro Paese è una grande questione connessa all'unità, alla coesione dell'Europa. È una pericolosa illusione rifugiarsi nella dimensione nazionale, sperando così, velleitariamente, di difendersi dal mondo globalizzato. Lo stato dell'Unione Europea non ci soddisfa appieno, è vero. È un'Europa incerta, impaurita, lenta, che ha ridotto la sua capacità di politica lungimirante e coraggiosa. Non è ancora riuscita a risolvere la divergenza tra chi la considera soltanto un'utile cornice entro cui gli Stati collaborano e chi, con maggiore ambizione e senso della storia, la considera un percorso di crescente integrazione politica.
La missione di un'Italia consapevole del proprio ruolo e della validità storica del progetto di integrazione europea è esattamente contribuire al rilancio dell'Unione. È questo il destino migliore per noi e per i nostri giovani. Dobbiamo aprire la strada al futuro, non illuderci di poterci riparare in improbabili trincee. La separazione moltiplica le rivalità, provoca diffidenze e contrapposizioni e questi sono i germi dei conflitti - quelli che Alcide De Gasperi definiva, nel 1951, "germi di disgregazione e di declino, di reciproca diffidenza" - che non possiamo oggi rischiare di fare riaffiorare. L'Europa è la dimensione necessaria per affrontare, con umanità ed efficacia, la politica dell'immigrazione e l'accoglienza dei profughi che fuggono dalle violenze e dalle guerre. Tanta strada è ancora da fare. Ci vuole umanità verso chi è perseguitato, accoglienza per chi ha bisogno e, insieme, sicurezza di rispetto delle leggi da parti di chi arriva. Occorre severità massima nei confronti di chi si approfitta di essere umani in difficoltà, cooperazione con i Paesi di provenienza e di transito dei migranti. Ci vuole intelligenza e visione per battere chi vuole la guerra e la provoca.
Senza Europa, da solo, neppure il Paese più forte può farcela a garantire la sicurezza e lo sviluppo che i suoi cittadini chiedono. La portata inedita delle migrazioni suscita apprensione. Si tratta di un'ansia, di una paura comprensibile, che non va sottovalutata. Ma non dobbiamo farci vincere dall'ansia e dobbiamo impedire che la paura snaturi le nostre conquiste, la nostra civiltà, i nostri valori. Quelli per i quali noi europei siamo un modello e un traguardo nel mondo. Vorrei ripetere anche qui che non possiamo deturpare l'immagine dell'Europa, come luogo di libertà, di democrazia, di diritti, per renderla meno attraente. Il tema delle migrazioni, oggi, rende evidente come ci si realizzi davvero insieme agli altri e non da soli. Fino a qualche tempo addietro, i continenti erano separati. Mancavano effettiva conoscenza vicendevole e possibilità diffusa di spostamenti. Oggi i mezzi di comunicazione cancellano le distanze, fanno conoscere in tempo reale diversità di condizioni di vita e di benessere e permettono di viaggiare con relativa facilità e velocemente, anche se, come ben sappiamo, per tanti questo avviene subendo pesanti angherie e affrontando rischi gravissimi. Il mondo è cambiato ed è ormai questo. E non se ne può scendere, come ipotizzava il titolo di un vecchio film. È cambiato anche sotto altri profili, dalla globalizzazione degli elementi di fondo delle economie ai rapporti demografici. Vi sono Paesi popolosissimi in Africa, con un'età media di diciotto, vent’anni. Da noi, e in Europa, il tasso di natalità è prossimo o sotto lo zero.
I continenti sono, ormai, vasi comunicanti di culture, beni, servizi, persone: il travaso tra loro è inevitabile. Nessuno può augurarsi che si verifichino spostamenti migratori sempre più imponenti ma così rischia di avvenire, se ci si illude di risolvere il problema con un "vietato l'ingresso" e non governando il fenomeno con serietà e senso di responsabilità.
Ci può soccorrere, permettendo di governarlo in sicurezza, soltanto il principio che ci si realizza con gli altri. Che vuole dire far crescere - sul serio e presto - possibilità di lavoro e di benessere nei Paesi in cui le persone hanno poco o nulla perché, in concreto, il loro benessere coincide pienamente con il nostro benessere, con la nostra civiltà. Senza rinunciare ad essa, sconfiggeremo anche i terroristi che seminano morte per tentare di cambiare i nostri cuori e le nostre menti.
È una sfida per gli Stati democratici ma anche per le religioni. Il dialogo tra le fedi è oggi una necessità storica, è una condizione per conquistare la pace. Il dialogo tra le fedi è un atto di umiltà, che può riconciliarci con la storia dell'uomo. È questo un tema di grande valore spirituale, che ha fortissime implicazioni politiche e sociali. Dialogo tra credenti di religioni diverse, dialogo sul destino dell'uomo tra credenti e non credenti: ecco un terreno sul quale la cultura europea può dare, ancora una volta, un apporto straordinario.
Il nostro Paese ha un grande contributo da offrire all'Europa, al Mediterraneo, al mondo, in questo tempo così complicato e, peraltro, affascinante come in realtà ogni tempo. Essere e sentirsi italiani è un privilegio. Vorrei dirlo anzitutto ai giovani: dovete sentire la responsabilità ma anche apprezzare la bellezza di quanto avete nelle vostre mani. Il talento non va nascosto sotto terra ma investito con coraggio. L'Italia siete voi, è fatta dai giovani che come voi, in tante parti del Paese, stanno mettendo in gioco le loro qualità, le loro idee, le loro esperienze.
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